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Il nulla è il muro invalicabile

Il progetto, in mostra per la prima volta al ristorante mediterraneo ’A Cucchiara di Messina (per volere del coraggioso direttore Giuseppe Giamboi) consiste in oltre cento immagini realizzate in pieno deserto del Sahara. Tutto si svolge a Nimjat, un villaggio che, alla vista delle tende montate a mano tra le dune, sembra un campo profughi ma, in realtà, è un paese che è cresciuto e si è sviluppato attorno al luogo di sepoltura del marabout Cheikh Saad Bouh (1848-1917).

“Qui la luce ti uccide (controsenso per chi fotografa) e la lentezza del tempo ti intontisce. Tempo, quel concetto che l’Islam ha del tempo: tra due ore o tra una settimana, per gli abitanti di questi luoghi non fa alcuna differenza!”

A chi viene “da fuori”, l’Africa sembra un continente in divenire, come sul punto di essere trasformata ma, almeno in Mauritania, tutto è fermo – tra corruzione, dispotismi, disuguaglianze.

Nimjat

Sono ovviamente centinaia le immagini dei grandi maestri a cui faccio, inevitabilmente, riferimento in questo mio lavoro. Forse quelle che mi hanno più influenzato sono: un ritratto dello scrittore Yukio Mishima, realizzato da Eikoh Hosoe del 1961, e il Bagno di Tomoko, scattato da Eugene Smith a Minamata del 1971.



Una giornalista mi ha chiesto: “È difficile riportare le sensazioni su fotografia, qual è – se esiste – il segreto?”

Mi verrebbe da citare Robert Capa e rispondere “che non esistono fotografie belle o brutte, esistono solo fotografie fatte da vicino o da lontano”. Col termine “vicino” credo che Capa si riferisse non soltanto alla vicinanza fisica tra soggetto e fotografo, ma anche e soprattutto a quella di spirito; personalmente non so se ne sono capace, addirittura una mia amica e storica dell’arte, una volta disse: “tu tratti i dipinti come se fossero persone e fotografi le persone come se fossero dipinti”.

Certamente la caratteristica che accompagna la composizione formale delle mie immagini proviene da quella palestra che è stata la documentazione d’Arte, quel fascino verso la luce di Rembrandt o verso la composizione di Piero della Francesca. Certo il viaggiare al fianco della professoressa Teresa Pugliatti è stato enormemente formativo: ho costruito la mia estetica su quello che ho visto e fotografato con lei durante le campagne fotografiche per i suoi libri e, se ti formi su certi termini, quelli ricerchi; diventa quasi una manuale didattico, impari a raccontare la realtà, ma sempre con un tuo punto di vista, in un Catalogo d’Arte come in un Reportage, in fondo, confermi che ciò che fotografi esiste.

Spero che questo lavoro ci possa avvicinare al misero destino di quei ragazzi che indossano la maglietta di una squadra di calcio come simbolo di eccentrica rispettabilità; a quell’Africa lontana dalle pagine patinate delle brochure turistiche e che ancora di più ha il diritto di essere raccontata; a situazioni che non vorremmo immaginare, che vorremmo non ci riguardassero. Basterebbe guardare la cartina geografica del Nord Africa, per capire che quelle linee di confine tra gli Stati sono state imposte dal “maledetto Occidente”, quasi tirate sulla carta con la squadra nel 1916, quando “un francese e un inglese decidevano: questo è mio, questo è tuo” (cit. Domenico Quirico).

Vorrei ringraziare Alessandra Mammoliti e la redazione tutta de Il Normanno perché non è così ovvio essere contattati da una testata giornalistica che vuole pubblicare un servizio/intervista fuori dalla necessità della cronaca, sempre incombente; Graziella Lombardo di Messina Today per le sempre puntuali recensioni e Dominga Carrubba, per le piacevoli interviste/conversazioni.

Intervista di Dominga Carrubba

Prossimi progetti

La mia attività professionale, di fotografo e di editore (ho fondato nel 2004 la società editrice Magika srl assieme alla storica dell’arte Katia Giannetto ndr), mi porta di continuo a rapportarmi con le persone “sul campo”: da qui è nato il progetto “Tra Giostra e Boccetta”, un Atlante degli imprenditori che operano in botteghe d’altri tempi o in spazi ultramoderni, tra il dialetto messinese e le nuove cadenze orientali, alla riscoperta delle tradizioni locali, della promozione del territorio e della sua conoscenza con un occhio al futuro, in un’area metropolitana che ha saputo mantenere una dimensione fuori dal tempo e che racconta la Messina commerciale più autentica.