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Così Mancuso documenta le collezioni. Intervista per lAvvenire al Castello Ducale di Agliè

Ci sono opere che conosciamo solo attraverso i libri. Musei che visitiamo sfogliando cataloghi e manuali d’arte. Senza considerare le cartoline, i poster e tutto il merchandising che accompagna le mostre con i capolavori da portarsi a casa.

Agliè (Torino), Selfie in Piazza Castello col giornalista Giuseppe Matarazzo dell’Avvenire

Storia, racconto, comunicazione, ma anche catalogazione, archiviazione, testimonianza. È quello che fa il messinese Alessandro Mancuso. Lo incontriamo al Castello ducale di Agliè (Torino), una delle residenze della Casa reale di Savoia, patrimonio dell’Unesco, per fotografare le collezioni di una storia lunga sette secoli fra duchi, principi e re che hanno abitato quel luogo. Circondato da un parco con alberi secolari, il castello conta oltre 300 stanze con un ricco patrimonio di arredi e collezioni che spaziano da pitture e oggetti preziosi, da libri a sculture e reperti archeologici, fino alle sorprendenti raccolte ornitologiche e orientali.

Spazi nobili, ma anche uno “ospedaletto” bianco e asettico che colpisce il visitatore di oggi.

Mancuso è all’opera con il suo set: «Uno strumento unico per lo studio dell’arte è la fotografia di documentazione – dice Alessandro Mancuso, autore del libro Fotografia per l’Arte. Nozioni fondamentali teoriche e pratiche (edizioni Magika) – che risponde a una vasta gamma di esigenze.

I fotografi sono utilizzati da studiosi alla ricerca di rapporti stilistici, datazioni, attribuzioni; dai conservatori che ne documentano le operazioni di restauro; dagli archivisti che ne effettuano le registrazioni; da artisti che vendono le loro opere; da editori che le diffondono con le pubblicazioni». Un’arte non facile. Che impone il superamento di problemi tecnici che «all’inizio pensavo insormontabili», dice Mancuso. Per creare una fotografia «utile» e «utilizzabile» di qualsiasi opera d’arte «bisogna imparare a gestire i molteplici materiali da riprodurre – pittura, pietra, legno, vetro, ceramica, carta, metallo – e gestire tutti gli strumenti richiesti in modo efficace, a cominciare dal controllo dell’illuminazione fino a tutto il processo fotografico e l’interpretazione nelle fasi di sviluppo».

Determinante nel lavoro di Mancuso la lezione di Teresa Pugliatti mentre lavoravano, negli anni Novanta, al monumentale progetto Pittura del Cinquecento in Sicilia (Electa): «Sullo scalone del Palazzo della Provincia di Messina, Federico Zeri, si complimentò per la campagna fotografica. Fu la molla per crescere. Andai ad aggiornarmi a Schaffhausen alla Sinar per meglio utilizzare gli strumenti della casa elvetica».

Nella collezione del Castello di Agliè spunta una foto del Porto di Messina, fine ’800. La Madonnina non c’era ancora, ci sono poche barche in mare e tanta campagna attorno. Quando Mancuso scatta l’emozione è forte. Quella foto è un pezzo di storia.

© Riproduzione riservata. Giuuseppe Matarazzo per Avvenire (martedì 18 giugno 2019)


La mia attività professionale, di fotografo e di editore (ho fondato nel 2004 la società editrice Magika srl assieme alla storica dell’arte Katia Giannetto ndr), mi porta di continuo a rapportarmi con le persone “sul campo”: da qui è nato il progetto “Tra Giostra e Boccetta”, un Atlante degli imprenditori che operano in botteghe d’altri tempi o in spazi ultramoderni, tra il dialetto messinese e le nuove cadenze orientali, alla riscoperta delle tradizioni locali, della promozione del territorio e della sua conoscenza con un occhio al futuro, in un’area metropolitana che ha saputo mantenere una dimensione fuori dal tempo e che racconta la Messina commerciale più autentica.



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